
Studiare, quando è vissuto come una semplice rincorsa al voto o come una maratona di pagine da finire o di videolezioni da vedere, diventa facilmente una fatica che prosciuga energie e lascia addosso un senso di inadeguatezza. Quando, invece, lo studio viene riconosciuto per ciò che realmente è, cioè un’esperienza di trasformazione mentale e personale, allora cambia anche il modo in cui lo si attraversa, perché cambia il motivo per cui lo si fa. Lo studio non è mai un’attività neutra, ma un’esperienza che coinvolge identità, emozioni, aspettative e senso del futuro, e per questo può diventare sia uno strumento di crescita sia una fonte di sofferenza, a seconda di come viene impostato e vissuto.
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